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“Time may change me, but I can’t trace time”. David Bowie a #RadioCinque Album.

“Time may change me, but I can’t trace time”. David Bowie a #RadioCinque Album.

Nato nei sobborghi di Londra, figlio della middle class dell’epoca, gli anni ’50, David Robert Jones, cresce e studia per diventare grafico pubblicitario.

“Red orb” è il soprannome impietoso affibbiatogli dai coetanei, infatti in seguito ad uno scontro con un compagno di scuola, l’occhio sinistro assume un colore rossastro. Caratteristica peculiare di un uomo indubbiamente fuori dall’ordinario.

Cresce come cantautore folk, ma non si sente a suo agio con le mode dell’epoca, anni di fermento musicale, con la “british invasion” e la psichedelia che permeano i brani di quegli anni. Il nostro David Bowie non è fatto per seguire le mode, è nato per dettarle.

Travestimento, ambiguità sessuale, il “rock con il rossetto”, il glam rock di cui si fa interprete maestro gli spalancano la strada verso il successo. Si discosta dal rock del tempo, post sessantotto, David Bowie vuole essere famoso, vuole stupire il pubblico con le su maschere.

Diventa Ziggy Sturdust, un alieno caduto sulla terra. Ed è un vero e proprio alieno quello che calca i palcoscenici, primo travestimento tra moltissimi che seguiranno, e che rimane nell’immagine di ogni essere umano, anche che non abbia la benché minima cultura musicale. Perché Bowie è andato oltre il mondo musicale.

 Liberò la sessualità da ogni vincolo, dichiarandosi bisessuale, travestendosi, eseguendo outing sulla sua omosessualità. Divertente la risposta alla domanda “Come hai conosciuto tua moglie?”: “L’ho conosciuta perché stavamo con lo stesso ragazzo”.

Dopo i fasti ed il successo ottenuto grazie alle sue maschere ed alle sue innovazioni arriva la svolta berlinese e la collaborazione con Eno ed Iggy Pop. Questa è  l’ultima espressione di vera avanguardia e musica “di qualità”, uniformemente riconosciuta, prima di un decennio sottotono, in cui Il Duca Bianco si cimentò nella dance, sulla sponda più pop e commerciale della musica, mantenendo però una presenza scenica di prim’ordine.

Gli anni novanta e duemila vedono il nostro dandy di Brixton, scoprire e indagare tra alti e bassi innumerevoli branche della musica, ed altrettante collaborazioni. Instancabile istrione, che continua a concepire ed a mostrare il rock non solo inteso come musica, ma contaminato con lo show e la teatralità (ricordiamo la https://www.viagrapascherfr.com/viagra-pas-cher-en-france/ sua carriera da attore e produttore, l’interesse per la moda, per le mostre e per i party).

Negli anni ’10 di questo nuovo millennio, a sessant’anni suonati, se ne esce con un album che tocca tutti gli stili della sua carriera musicale, esprimendo il meglio di un artista la cui vena creativa è tutt’altro che estinta.

Forse è vero che Bowie non si potrà mai capire, ma solo seguire nelle sue zigzaganti traiettorie, nella sua sincera artificiosità. Il suggello a questa ritrovata creatività del Bowie degli anni Dieci è Blackstar, che esce all’inizio del 2016. 

Lavoro del cui successo purtroppo non potrà godere. Il destino la notte del dieci gennaio scorso priva il mondo di uno dei più importanti artisti della musica.

Le parole più belle per ricordarlo le ha usate forse il suo produttore storico e amico di sempre, Tony Visconti: “Ha sempre fatto quello che voleva. E voleva sempre farlo a modo suo e nel modo migliore. La sua morte non è stata differente dalla sua vita, un’opera d’arte. Ha fatto ‘Blackstar’ per noi, come un regalo. Sapevo da un anno che sarebbe andata così, ma non ero preparato. E’ stato un uomo straordinario, pieno di amore e di vita. Sarà sempre con noi. Ora, però, è giusto piangere”.

Non è possibile descrivere David Bowie in due pagine word, non è possibile mostrare tutte le sue sfaccettature, l’importanza che ha avuto, i suoi quasi cinquant’anni di carriera.
E’ una perdita incolmabile per il mondo della musica. Fred Frith e Howard Howe nel saggio “Art Into Pop”, scrivono che “Bowie è una tela nera sulla quale la gente scrive i propri sogni”, ed ascoltando la sua musica ogni frase, ogni nota, ogni emozione che ne deriva è una pennellata di colore su quella tela.

RadioCinque, ricorda il Duca all’interno di “RADIOCINQUE ALBUM”. Questa sera, ore 21, “Hunky Dory”, David Bowie, 1971.

radiocinque

gennaio 19th, 2016

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