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“Apriti cielo e balla Mandela”

“Apriti cielo e balla Mandela”

 

Alessandro Mannarino, 38 anni ed un passato ricco di illustri collaborazioni (Dandini, Radio 2, teatro), e tutte le volte ripenso a quando nel 2014 fu arrestato per rissa e resistenza a pubblico ufficiale in un locale sul lungomare di Ostia. Mi piace figurarmela la scena, perché rispecchia un po’ la sua musica: sanguigna, passionale, impulsiva, vera.

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Non la faremo tanto lunga amici e radioascoltatori, perché come sapete bene, a noi di Radio Cinque piacciono le cosine tranquille, che non disturbano, che sembrano pensate per fluire e scorrere naturalmente. Dunque a discapito della nostra vena poetica e romanzesca (nonché di una buona dose di logorrea) non parleremo di Alessandro Mannarino dagli albori allo sfavillante successo degli ultimi anni, ma solo del concerto svoltosi un venerdì a Firenze.

Pubblico delle grandi occasioni, sia sugli spalti che sul parterre. Giovani  e meno giovani in attesa del cantastorie romano (di padre calabrese). Fumi dell’alcol e fumi non ben definiti (o meglio, molto definiti…), allietano e distendono i nervi dei presenti. Insomma entriamo in un mood veramente gradevole, intorno sembrano tutti in famiglia. Il Mannaro, si palesa sul palco assieme alla sua banda ed alle coriste, che per inciso sono veramente ben vestite e ben coordinate nei movimenti con braccia e mani, al pari di muse greche, ammalianti e bellissime. La scenografia è semplice, ma teatrale, con un mascherone raffigurante uno scenario di montagna, un paesino, con le porte delle case, il treno e un telo su cui vengono proiettate varie ambientazioni.  Tutto come in un fumetto, o in un libro di illustrazioni per bambini, però allo stesso tempo serio, da adulti, da adulti che credono ancora nelle favole e nel potere della fantasia.

 

I brani sono sia del nuovo album che del vecchio, “Babalù”, “Estate”, “Le Rane”, “Mary Lou”, “Me so ‘mbriacato”, “Arca di Noè”, e via dicendo, sono pezzi leggeri, romantici, nostalgici, di condanna nei confronti di una chiesa che non rispecchia i valori della religione  (un amico accanto a me esclama “Non sarà mica catto-comunista?!”), sono pezzi veri nei quali si intravedono le notti perse a girovagare per bar o le serate in attesa di una donna che non arriva. Canzoni di amori finiti, di puttane, di bottiglie svuotate per pene d’amore.  Canzoni di scommesse, di botte e lividi e di nocche tagliate. Canzoni di gioia e di vita che scoppia dal cuore verso i piedi, dalla pancia alle mani che iniziano a danzare in modo automatico, in preda alla pizzica e alla taranta in un ritmo coinvolgente e “terrone” (nel senso positivo del termine!) che conquista il cuore e accelera la sudorazione.

Insomma gran bello spettacolo, ritmo e giovani che ballano e pogano senza ritegno, che cantano negli indumenti zuppi di sudore. Bravo Alessà, c’hai fatto proprio divertire!

A me piacerebbe però ascoltarlo in riva al mare, o in un locale capienza massima 500 persone, dopo averci fatto cena assieme ed aver messo in corpo una bella bordolese di rosso corposo, e ballare tutta una notte con altre centinaia di anime in preda ad un delirio dettato da bacco, traghettati dal menestrello romano che interpreta e sviscera le passioni più umane e vere di una generazione troppo spesso etichettata come “bruciata”.

Una nostra ascoltatrice ci racconta che persona è Alessandro Mannarino e a me ha toccato tanto questo piccolo aneddoto, indicativo della semplicità e veracità dell’uomo Mannarino.

Un paio di giorni dopo che è uscito il singolo di “Apriti cielo”, il figlio fa: “Mamma, io non voglio sentire Mandarino normale, voglio Mandarino a colori” non parlava ancora tanto bene (anche se ci confessa che è di molto vivace!), però è riuscito a cogliere un’armonia diversa, più allegra dell’arte di Mannarino.

E Sara, questo il nome della giovane mamma, commenta successivamente una foto dell’artista riportando nel post le parole del figlio. Oltre al like (che poteva essere benissimo stato messo da un mediatore/gestore della pagina social del cantante) Sara si reca a Firenze, dove Mannarino presentava il nuovo lavoro, ed arrivata alla consegna della sua copia autografata parla con Alessandro, dicendogli di essere la madre del bambino che vuole sentire Mandarino a colori…

“AH ma sei tu la mamma di quel bimbo?

“Si guarda quando me l’ha detto mi sono quasi messa a piangere!”

“Pur io me so commosso quanno ho letto che tu fijo vole sentì mannarino a colori, i bimbi sono meravigliosi capiscono delle cose che noi non percepiamo, come se chiama che scrivo una cosa anche a lui?”

Arrivare  dritto al cuore delle persone, a prescindere dai gusti musicali che si hanno, è una delle qualità imprescindibili di un artista, ed Alessandro Mannarino con la sua semplicità e genuinità, arriva dritto al cuore, alle gambe, alla voce, al ventre delle persone.

Consigliamo molto sia il suo ultimo lavoro, che i vecchi successi (che ricordiamo RadioCinque trasmette sin dagli albori…) e vi lasciamo con il consiglio di ascoltarli mentre si è su un divano, dopo aver bevuto del vino, in compagnia, lasciandosi trasportare prima dal romanticismo e poi dal ritmo passionale e serrato dei suoi pezzi…avete capito no cosa dovreste fare…?!

 

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Matteo Pagliantini

aprile 10th, 2017

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